La protezione catodica nelle reti idriche
Marco Facciadio
Socio APCE
Nel settore del gas, la protezione catodica rappresenta da decenni un requisito tecnico e normativo imprescindibile, in quanto garantisce sicurezza e durabilità delle infrastrutture. Il settore idrico, invece, non è ancora regolamentato da norme altrettanto stringenti e ciò ha comportato, negli anni, una minore attenzione alla prevenzione della corrosione.
È giunto il momento di colmare questo divario, adottando anche per la progettazione di reti idriche i principi consolidati della protezione catodica: un investimento che tutela il bene più prezioso, l’acqua, e riduce sensibilmente i costi di manutenzione a lungo termine.
APCE – “Associazione Protezione Corrosioni Elettrolitiche” – si propone di accompagnare il settore idrico verso una gestione moderna e sostenibile delle infrastrutture, attraverso formazione, supporto normativo e buone pratiche di progettazione.
Grazie a regole severe e a standard applicativi ben definiti, il settore gas ha potuto contare su infrastrutture protette e durature, con un evidente riduzione dei fenomeni corrosivi e dei costi di manutenzione. Il comparto idrico, invece, ha storicamente mostrato un approccio meno strutturato, con norme meno vincolanti e interventi di protezione spesso non sistematici.
L’assenza di un’impostazione sistematica nell’applicazione della protezione catodica in fase di progettazione non permette di contribuire efficacemente alla mitigazione di fenomeni corrosivi che possono mettere a repentaglio l’integrità delle strutture (vedi dati ISTAT e ARERA sulle reti acquedottistiche italiane). Emerge, di conseguenza, la necessità che anche le reti idriche adottino gli stessi principi di prevenzione e protezione consolidati nel settore gas durante la realizzazione delle nuove tratte idriche.
Le normative tecniche di riferimento – come la UNI EN ISO 15589-1 e la UNI 12954 – forniscono principi validi anche per il settore idrico, adattabili alle specificità delle reti di distribuzione dell’acqua. Nelle immagini si evidenziano alcuni aspetti fondamentali della protezione catodica, dalla corrosione attiva alla posa di sistemi di monitoraggio fino agli alimentatori.
Anche sulle reti idriche in acciaio, oggi spesso trascurate, un approccio sistematico alla protezione catodica comporterebbe non solo benefici ambientali, ma anche una maggiore resilienza delle infrastrutture e una sensibile riduzione dei costi operativi per i gestori delle reti.
Usando un approccio pragmatico e non generalizzato (come sarebbe più comodo fare), la protezione catodica può essere prevista già in fase di progettazione delle nuove infrastrutture, quindi attuata e gestita correttamente, ottenendo una diminuzione sensibile delle perdite idriche dovute a corrosione dell’acciaio a contatto con il terreno.
La protezione a corrente impressa, se prevista in fase progettuale, comporta l’adozione di un adeguato rivestimento isolante della condotta e la realizzazione di un impianto elettrico in corrente continua estremamente semplice e con costo realizzativo molto basso rispetto al valore complessivo dell’opera. Il rivestimento isolante è fondamentale per minimizzare i fenomeni corrosivi anche a prescindere dall’impianto elettrico.
Il monitoraggio dei parametri elettrici, con l’ausilio della telesorveglianza, riduce l’impatto manutentivo, limitando gli interventi in campo ad attività straordinarie a basso impatto operativo.
La rete idrica attualmente esistente presenta caratteristiche impiantistiche eterogenee. Applicare la protezione catodica con un approccio tecnico generalizzato su queste reti può quindi risultare oneroso, se non impossibile. È invece appropriato e realistico adottare un approccio pragmatico sulle nuove realizzazioni o sui rifacimenti di tratte esistenti.
Solo attraverso una visione comune e la condivisione di competenze tra i diversi settori sarà possibile garantire alle reti idriche italiane un futuro sostenibile, efficiente e duraturo.
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